La nuova beta release di photoshop, presentata in questi giorni, mi ha fatto venire in mente un argomento molto discusso e a volte dibattuto tra fotografi, siano essi professionisti o amatori. La post produzione delle immagini.
Quante volte si sente dire che il “bravo fotografo” è colui che tira fuori l’immagine già perfetta in fase di scatto? Quasi ad indicare che l’utilizzo di sistemi software, come appunto photoshop, siano l’artifizio di una scarsa qualità della tecnica di ripresa. Davanti a queste affermazioni mi sono permessa di fare delle ricerche e capire se le cose stanno veramente così e se nell’era analogica i fotografi stampavano esattamente quello che usciva dal negativo oppure no.
Quest’indagine mi ha portato a conoscere svariati esempi di pesanti post-produzioni realizzate in camera oscura, basti pensare al sistema zonale di Ansel Adams, era di per sè una “forte” post-produzione dell’immagine. Quindi, se in camera oscura si faceva uso di queste tecniche si era dei bravi fotografi, (nessuno si permetterebbe di dire il contrario di Ansel Adams) mentre se lo si fa in photoshop si è scarsi?
Nel 2009, Klavs Bo Christensen, foto-reporter olandese, venne escluso dal premio “picture of the year” organizzato dalla Presse Fotograf Forbundet poichè l’immagine che presentò era eccessivamente ritoccata rispetto al file raw originale. Questa decisione sollevò un gran polverone e un dibattito sull’etica del fotoritocco nelle fotografie di giornalismo. Queste sono le 2 immagini:

Naturalmente i puristi diranno che la giuria aveva assolutamente ragione. Altri invece potrebbero sostenere che la post-produzione ha dato il reale senso del disagio di quella situazione.
Ma come si sarebbe comportata la stessa giuria se avesse visto quest’immagine di W. Eugene Smith comparandola con il negativo?

Oppure quest’altra di Sebastiao Salgado sempre in comparazione al negativo?

Molto probabilmente oggi ci siamo dimenticati di quanto fosse complesso e importante il lavoro in camera oscura e preferiamo definirci puristi per evitare di essere additati come “scarsi”. E’ altresì vero che a volte gli strumenti digitali vengono utilizzati per fotoritocchi e/o fotomontaggi che oltrepassano il limite che l’etica del fotografo conceda.
Quindi, per evitare di cadere nella forma retorica dell’iterazione, è corretto dire che la giusta dimensione è quella in cui il fotografo conosce in modo approfondito le tecniche digitali di ripresa e post-produzione per calibrare e non stravolgere le proprie immagini.

Sara Peronio – Fotografa

1 Comment. Leave your Comment right now:

  1. Sono d’accordo con lei!
    La post-produzione è molto importante. Non bisogna esagerare in questa fase, ma comunque se si vuole concentrare l’attenzione su un determinato punto e serve l’aiuto della post-produzione, perché non usarla?
    Complimenti per questo post.

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